2011/01/22
Una casa, una storia
Una casa vuota è un guscio senza anima anche se è piena di storia. La casa dei miei genitori ora è vuota, non c’è più nulla tra quelle parete che parli di loro, che racconti la storia della nostra famiglia.. eppure il profumo di una vita intensamente vissuta, delle gioie e dei dolori che quelle mura hanno custodito è ancora palpabile e io lo percepisco ogni volta che varco quella soglia.
Per giorni e giorni ho rovistato meticolosamente in armadi e cassetti per essere certa di non buttare via oggetti che in qualche modo mi ricordassero i miei genitori e mi sono capitate tra le mani tante piccole cose che mi hanno riportato a scene di vita vissuta, ad un gesto consueto della mia mamma o alla risata allegra del mio papà magari con accanto i miei figli piccoli e ogni volta al mio cuore è macato un battito.
Quanti misteri può custodire un cassetto? Tanti. Può addirittura raccontarci la storia di una vita! Svuotandone uno ho trovato una enorme scatola di bottoni, alcuni molto vecchi, altri di nuova generazione e poi, in una scatola più piccola, i bottoni di madreperla per le camicie da uomo.. sono stata sommersa dalla tenerezza: la mia mamma li conservava scrupolosamente ed era sempre pronta a sostituirli nel caso qualcuno di famiglia ne avesse bisogno. Oggi chi conserva i bottoni? Chi si prende la briga di sostituire quelli rotti o rovinati delle camicie del marito? Oggi si preferisce buttare via la camicia…. Eppure per persone che hanno affrontato le privazioni di una guerra quelli erano piccoli gesti d’amore nei confronti della famiglia... non si buttava nulla, nulla andava sprecato. Ho trovato anche un lavoro iniziato ai ferri e tanti gomitoli di lana e me lo sono messo da parte.. io so lavorare a maglia, me lo ha insegnato la mia nonna, anche lei fa parte della storia della casa vuota… ci ha abitato per molti anni e incredibilmente nella sua cameretta c’è ancora il suo armadio, è di quelli lucidi, stile anni 60. Quando la nonna se ne era andata, il mio papà lo aveva voluto conservare e ci aveva messo le sue carte e così la cameretta della nonna era diventata il suo studio. Ora l’armadio vintage è l’unico mobile che non siamo ancora riusciti a regalare… quasi che la nonna, che era molto battagliera, non gradisca che il “suo” armadio esca dalla casa. Vedremo che cosa si potrà fare per accontentarla…prima di scrivere, con tanta malinconia, la parola ”fine”.
© manuela valletti
Rhoda:
la mia storia di Natale
© Manuela Valletti - 2006
Eravamo prossimi al Natale in quel 1996 e in un allevamento di cavalli vicino a Varese, una mamma Maremmana di nome Greta metteva al mondo 8 piccoli e bellissimi cuccioli. Il loro papà era uno Schnauzer Gigante di nome Rex e i cuccioli avevano preso solo da lui, erano tutti neri. Era il 24 dicembre, il giorno dopo sarebbe stato Natale.
Proprio in quel 1966 la nostra famiglia affrontava molte traversie tanto da decidere, dopo molti anni, di prendere nuovamente un cane da affiancare al nostro vecchio Billy un gattone grigio; il cucciolo forse avrebbe aiutato mia figlia ad uscire da un brutto esaurimento nervoso. Cominciammo a girare per i canili, ma, strano a dirsi, nessuno volle darci il cane che tanto desideravamo, poi ci rivolgemmo ad una associazione che in un primo momento disse che ci avrebbe accontantato, ma poi non se ne fece nulla.
Quando sembrava tutto perduto, passammo casualmente davanti ad uno studio veterinario e vedemmo sulla vetrina l'offerta dei cuccioli nati quel 24 dicembre. Ci precipitammo a Varese per vederli, erano uno spettacolo. Tutti e otto in un recinto si davano un gran da fare. Una di loro si staccò dal gruppo e si butto letteralmente tra le traccia di mia figlia, aveva una macchiolina bianca sul petto e sulle zampe posteriori. Giovanna la guardò un attimo e disse: scelgo lei. Fu una scelta per la vita.
Rhoda varcò la porta di casa nostra in febbraio, appena ebbe compiuto i canonici 60 giorni, era enorme, zampettava disordinatamente, ruzzolava e si rialzava come una palla. Battezzò il salotto con una bella pipì sulla moquette e da allora è stata la nostra vita, la gioia fatta persona e una compagna insostituibile per Giovanna. E' diventata un membro a tutti gli effetti della nostra famiglia, ci ha seguito ovunque, è stata sempre il nostro primo pensiero e devo dire che ci ha ampiamente ricambiato di un amore disinteressato fatto di allegria, di contatto fisico e di partecipazione costante a tutto quanto ci accadeva.
Ha condiviso momenti tristi e allegri della nostra vita, ha raccolto le mie confidenze nelle nostre lunghe passeggiate sul Monte Stella, ha asciugato spesso le nostre lacrime con una leccata ma soprattutto ha rallegrato le nostre giornate con la sua gioia di vivere e la sua incondizionata fiducia negli essere umani.
Tra pochi giorni avrebbe festeggiato il suo nono compleanno, invece Rhoda non c'è più. Un male cattivo ce l'ha portata via in 20 giorni. Era destino che la sua vita iniziasse e finisse a Natale, perchè lei è stata il più grande dono che ci sia mai stato fatto. Un dono unico che ci ha arricchito, ci ha fatto diventare persone diverse, capaci di apprezzare le cose semplici. E' stata lei ad insegnarci la bellezza della vita perchè era sufficiente vederla correre felice sui prati delle montagne che amava tanto per capire che spesso la felicità è a portata di mano, basta saperla cogliere.
Questo sarà il primo Natale senza di lei,
ma sono certa lei sarà con noi ugualmente,
metterà in suo musone sulla tavola imbandita
con il solito sguardo implorante, farà
roteare la sua codona a sciabola e ci darà
anche qualche leccata, magari di sfuggita, per
scacciare la nostra immensa tristezza.
Buon Natale Tesoro mio, noi siamo con te. Ciao Rhoda!
mamma Manuela
