riflessioni fatte giorno per giorno
da chi imparano i nostri ragazzi?
Negli Stati Uniti, per essere ammessi nelle università
più importanti, bisogna superare prove
severe. E per avere le borse di studio, che consentono
di fare studi tanto costosi, esami estremamente
selettivi. Negli ultimi anni quasi tutti i posti
vengono vinti dai cinesi. Forse perché
i cinesi sono più intelligenti degli altri
popoli? No, la risposta è più semplice.
Perché i cinesi hanno ormai anche in patria
buone università, ma soprattutto perché
studiano moltissimo, parlano un ottimo inglese,
si preparano in modo eccellente e vincono su altri
molto meno motivati e preparati.
I
cinesi sono abituati a lavorare da migliaia di
anni e hanno interiorizzato profondamente il senso
del dovere verso la comunità. Questo ha
impedito lo sviluppo dell’individuo come
in Occidente e quindi anche una creatività
elevata come quella occidentale. Ma da noi, negli
ultimi tempi, si sono diffusi un individualismo
disordinato, il lassismo, la perdita dell’autodisciplina,
della capacità di sacrificio e della capacità
di affrontare ostacoli e frustrazioni. Ed ha prevalso
una pedagogia permissiva secondo la quale la creatività
del ragazzo cresce tanto più quanto meno
viene guidato, quanto più fa ciò
che gli piace.
Ma poiché i ragazzi sono esseri sociali,
se i genitori o gli insegnanti smettono di indicare
valori e regole di condotta, subentrano immediatamente
altre forze che ne prendono il posto. Prima di
tutto il gruppo dei compagni che indica loro cosa
pensare, come agire e quali modelli e quali guide
seguire. E le guide, nella nostra epoca, non sono
i filosofi e gli studiosi, ma i cantanti rock,
mentre i modelli sono i divi dello spettacolo,
gli attori, i presentatori, i comici. Quindi non
è vero che i giovani non hanno più
maestri. Hanno solo maestri diversi che insegnano
loro altre cose. I cinesi invece hanno conservato
una pedagogia autoritaria in cui gli ordini non
possono essere discussi e tutti, a partire dall’infanzia,
devono lavorare e studiare duramente rinunciando
al gioco, alle vacanze, allo svago.
Una pedagogia incompatibile con le nostre tradizioni
di libertà, ma che ci costringe a riflettere
criticamente sul nostro sistema educativo, visto
che dobbiamo affrontare la loro concorrenza, e
che essi ci stanno superando nelle alte tecnologie
e stanno conquistando posizioni eminenti nelle
migliori università del mondo. Un compito
spiacevole, ma che dobbiamo svolgere se vogliamo
sopravvivere e non farci asservire.
