gli atei
LA STORICA VISITA IN POLONIA E LA LITE AVVENIRE MESSORI SU WOJTYLA Dopo il Papa della potenza, il Pontefice dell'umiltà. Ieri Benedetto XVI, alzando un ritratto nella sua città natale, Katowice, ha detto di Giovanni Paolo II: «Presto sarà santo ». Benedetto si mette sempre dietro. Wojtyla ha fatto crollare i muri della geografia e della politica. Ratzinger fa un lavoro meno grandioso ma più difficile: vuole buttare giù il muro che abbiamo dentro, qualcosa che dipende da noi, non da Breznev. Riguarda cattolici e laici. Non c'è differenza. Pulire il cuore non è una prerogativa di nessuna razza spirituale. Si fa fatica, preferiamo salire sulla giostra pensando sempre che la colpa del male (...)(...) è degli altri. Invece no. Per questo Ratzinger rischia di essere meno ascoltato del predecessore. Persino tra i campioni del cattolicesimo si preferisce vederlo impegnato in polemiche tortuose piuttosto che considerarlo nel suo candore di Papa minimo e bambino, e perciò grandissimo. Come in Polonia in questi giorni. Un consiglio. Chi oggi può, credente o agnostico, si sintonizzi su Rai Uno per la messa con il Papa a Cracovia (ore 10 e 15). Non sarà come esser lì, ma quasi. La mia esperienza è quella di un vento purificatore. La domenica mattina ha questa essenza di attesa e di luce. Fidatevi: si respira quell'aria unica che c'è in queste celebrazioni. Sono stato tante volte in giro per il mondo con Papa Wojtyla. Spesso accanto a lui stava il cardinal Ratzinger. C'è una vibrazione nell'aria e negli animi, qualcosa di unico: il cielo si rovescia con il suo azzurro o la sua pioggia dicendo che siamo nati per un destino buono. E siamo nati per non essere soli. C'è una compagnia bellissima se si sta vicini a quel punto bianco. Alle 16 e 55, sempre su Rai Uno, il Papa tedesco va ad Auschwitz... Viene naturale il paragone tra i Papi. Ho capito in questi giorni la differenza. Ho scritto poco fa: Wojtyla è stato il Papa della potenza. La potenza spirituale ma anche geopolitica. Ratzinger lo ha riconosciuto in questi giorni. «Ha dato la libertà», ha detto commosso. Abbatteva i muri. Per questo i giornali e le tivù lo seguivano. Dovunque andasse la libertà cominciava. In Polonia si spostavano folle immense e c'era il comunismo, ma Breznev e Gomulka erano impotenti, perché si palesava il potere dei senza potere. Nel 1979, nel 1986 non era ancora stato abbattuto il comunismo, lo si vedeva lì, crudele, grosso, poliziesco, ma falso, senza futuro, dunque morto. In seguito, per molte ragioni, soprattutto per la menzogna intrinseca al marxleninismo, il Muro cadde. Wojtyla dice che era persino "ridicolo" dar merito a lui. Tuttavia noi insistevamo: merito tuo, grande Papa. A lui dispiaceva. Gli pareva un equivoco. Guardavamo il Papa, tivù e giornali ci aprivano la prima pagina, perché in fondo egli dava colpi tremendi a qualcosa di esterno a noi, un male fuori di noi. Caduto quello tra Est e Ovest, si disse che Wojtyla era impegnato a picconare per nostro conto quello tra Nord e Sud, contro il capitalismo selvaggio e lo sfruttamento dei poveri. Giusto. Però anche qui si equivoca. C'è un altro Muro. Il Muro più greve: quello dentro di noi. Wojtyla ha dedicato gli ultimi anni a questo sgretolamento, il suo Vangelo della sofferenza è stato questo tentativo. Ma siamo stati più voyeur che discepoli. Guardavamo lui, ma non ci lasciavamo guardare, non aprivamo le porte. Ora Benedetto XVI è andato in Polonia. Non apre nuove piste, segue con umiltà il predecessore. Che cosa ci va a fare se il Muro comunista è caduto? Che vuole questo Papa? Antonio Socci ha magnificamente mostrato come sia stato grottesco da parte del Corriere della Sera e di Vittorio Messori ignorare il centro della questione, per far indossare a Ratzinger i panni del maestrino che corregge Wojtyla. Invece della croce pastorale la bacchetta sulle mani del Pontefice che lo chiamò «amico fidato»... Solo perché ha detto: «Nessuno può ergersi a giudice degli errori del passato». Ieri suAvvenire, Luigi Geninazzi, nell'editoriale di prima pagina, evidentemente ispirato da lassù, con molto rispetto ha scritto che Messori non ha capito niente. Il successore che va a casa di Wojtyla per attaccarlo proprio là? «È una cosa fuori dal mondo, altro che il Codice da Vinci!». Chiunque abbia seguito le vicende polacche sa a che cosa piuttosto si riferiva Ratzinger: intendeva porre l'altolà ad una specie di caccia alla Chiesa peccatrice e traditrice perché ritenuta compromessa con il comunismo. Ha invitato a non addossare colpe a preti e vescovi che hanno vissuto in tempi difficili. Altro che bocciare i mea culpa diWojtyla su Galileo o le Crociate. Robe da matti. Mi domando però. Se non fosse stato per questo equivoco, i giornali si sarebbero occupati del Papa in Polonia? Già così ci è stato di sguincio, senza questo non si sarebbe mosso un Messori... Il fatto è questo: è il Papa dell'umiltà. Egli chiede a noi uomini di ascoltare il nostro cuore, di ricordare come se lasciamo Dio fuori dalla vita privata e pubblica, sarà sempre possibile una Auschwitz privata e mondiale. Questo piccone ci riguarda, non tocca Breznev o i peccatori del passato, ma noi. Preferiamo evitare questa domanda, catalogare Ratzinger politicamente. Quelli di destra si sentono a posto perché è molto quadrato in dottrina, difende la tradizione e amen. Quelli di sinistra preferiscono, come Bertinotti, sostenere che è molto aperto personalmente, che è simpatico ma che è "restauratore". Invece lasciamo già domani mattina che il suo piccone ci buchi il cuore. Non lo lascia straziato, dà una prospettiva di compagnia e di gioia. Ma qui passo a un altro lavoro difficile di Ratzinger. Egli vuole impedire che l'uomo europeo finisca di demolire la tradizione che miracolosamente gli è arrivata, ed è piena di buoni frutti della civiltà cristiana. Un'idea di famiglia, ad esempio. Solo gli asini si fermano a giudicare se parlare di famiglia e chiedere che non sia messa in questione da leggi che elevano a dignità di famiglia ciò che non lo è, sia interferenza o meno. Piuttosto occorre chiedersi il perché di tanta insistenza. Non è che vuole mettere in difficoltà Zapatero o Prodi. C'è qualcosa di assai più grave che lo urge a parlare. È un allarme apocalittico, e non esagero. È come se vedesse l'uomo disfarsi e le colonne di una vita buona sgretolarsi. Ripete da tutte le parti che famiglia, vita umana (dal concepimento alla morte), diritto all'educazione non sono valori negoziabili. Cosa vede con quegli occhi così timidi, Benedetto XVI? Anche chi non ci crede provi un attimo a lasciare che il suo fianco sia ferito da questo grido. Poi ne discutiamo.

