Manuela Valletti Ghezzi

LE INTERVISTE

Diario di una convivenza con l'Alzheimer
Ogni anno, ogni mese scandito dai giorni interminabili vissuti tra il passato dei ricordi ed il presente di una malattia dal nome inquietante: Alzheimer. Quattro anni di sentimenti trascinati in un vortice che lascia dietro di sé afflizione ed un filo di tiepida speranza ritrovata nella fede. Papà mi portava in bicicletta è la storia autobiografica di una figlia che vede suo padre dimenticarsi, spegnersi e trasformarsi in un essere dalla disarmante fragilità. Un libro in cui si ritrova la sofferenza umana riportata con parole che srotolano la matassa ingarbugliata di un dolore che toglie il respiro.

Fede, speranza, fiducia nella medicina. Cosa sostiene maggiormente il familiare di un malato di Alzheimer?
Senza dubbio la fede ed il grande amore per la persona malata, anche se la speranza di aiutarla a rallentare la degenerazione della malattia all'inizio esiste sempre. La medicina può far poco, ma trovare sul proprio cammino un medico dotato di umanità può aiutare molto sia il malato che i familiari. I ricoveri in case di riposo hanno invece un effetto devastante sugli infermi, portandoli a perdere i pochi riferimenti affettivi che hanno e questo accelera inesorabilmente il loro declino.

Qual è l'aspetto più terribile di questo morbo?
I mutamenti che genera nelle persone e non solo in quelle ammalate. In alcuni momenti senti di non avere più un padre con cui parlare, cui raccontare la tua vita e allora reagisci con rabbia, cerchi di ribellarti. Poi quell'uomo con un gesto o uno sguardo ti riporta indietro nel tempo e finalmente capisci che non hai perso niente, che la persona che hai davanti è tuo padre, è solo cambiato e se gli vuoi bene e vuoi comunicare con lui devi cambiare anche tu, anche se questo ti costerà moltissimo.

Nel libro parla con affetto dei Suoi cani. Un animale aiuta nei momenti di difficoltà?
Ho scritto di Rhoda e Flora perchè nei loro confronti ho una gratitudine immensa. Senza le mie cagnolone non so se ce l'avrei fatta. Entrambe hanno regalato alla mia famiglia attimi di serenità altrimenti impossibili. Adoravano mio padre e lui si divertiva a vederle giocare. Rhoda era così protettiva da arrivare ad abbracciarmi e a sommergermi di leccate se solo mi vedeva triste. Flora è la simpatica canaglia tutta nervi che con la sua vivacità ci ha dato forza. Come non adorarle?
dal sito dell'editore Boopen

sito ufficiale


 

home
biografia
libri
interviste
video
presentazioni
commenti
blog

 

 

 

 

 

 

Biografia l libri l interviste l video presentazioni l Commenti l Blog l collegamenti l contatti